lunedì 6 febbraio 2017

Riferimenti alle opere freudiani a partire dalla “Rassegna storica della psicologia psicoanalitica dell'Io” in “Il modello concettuale della psicoanalisi” di D. Rapaport 1942-1960.

Rapaport nell'effettuare la sua rassegna della psicologia psicoanalitica dell'Io definisce quest'ultima come la “Teoria dei rapporti tra Io e comportamento, relativi concetti sussidiari e altri concetti della psicoanalisi.” Ne distingue l'evoluzione in 4 fasi:
  • La prepsicoanalitica che termina nel 1897
  • Quella psicoanalitica “vera e propria” che ha il suo termine nel 1923
  • Quella della psicoanalisi dell'Io che si estende fino al 1937
  • Quella che segue la morte di Freud, fino alla sua contemporaneità 1967
All'interno dell'esposizione dell'evoluzione del pensiero Freudiano da parte di Rapaport si possono rintracciare 3 assi principali lungo i quali questo si evolve,
  1. Il primo riguarda il concetto di Difesa.
  2. Il secondo riguarda il rapporto con la Realtà,
  3. Il terzo riguarda invece il rapporto tra Io ed Es.
Sussidiari a tali assi principali troviamo:
  • La distinzione tra processo primario e secondario.
  • La distinzione tra principio del piacere e principio di realtà.
  • L'analisi dei processi evolutivi dell'Io.
Prima di passare però allo studio delle diverse fasi penso sia importante, delineare le influenze scientifiche e filosofiche contemporanee a Freud e che comprendono (Sandler) i concetti di causalità naturale, determinismo e adattamento e della selezione naturale per quanto riguarda la biologia, al tempo stesso era notevole l'influenza della fisiologia della scuola di Helmhltz e di Ernst Bruke. A quel tempo i fisiologi erano impegnati ad introdurre nella loro materia i principi della fisica contemporanea, principi fisico-chimici, e meccanicistici. Freud formulò le sue concezioni in termini di energia, la sua conservazione il suo spostamento e la sua carica. Centrale era la considerazione che l'apparato mentale tendesse a tenere le sue energie il più possibili basse e costanti. Il principio di costanza fu chiamato in causa per spigare la scarica di quantità di energia divenute troppo grandi come, nell'esperienza traumatica, fattore causale nella produzione dei sintomi nevrotici. Nella concettualizzazione di Freud vengono evitate spiegazioni teologiche ossia che il funzionamento mentale fosse diretto ad uno scopo, finalizzandolo invece ad una forma di adattamento a cause naturali. Freud pose alla base del suo pensiero l'idea generale di una mente inconscia. Concetto corrente nella Vienna di quei giorni, nella forma proposto da von Hartmann, Herbart e von Brentano
.

Prima fase (termine nel 1897)


In tale periodo le parole chiave sono Realtà e Difesa.

Realtà perché siamo nella fase del pensiero freudiano in cui questa ha un ruolo centrale nella vita psichica del soggetto e della relativa patologia. Difesa perché ne rappresenta il principale contributo alla psicoanalisi dell'Io, tale concetto si evolverà attraverso diversi scritti di questa fase:

1892 Un caso di guarigione ipnotica
1893 Studi sull'isteria
1894 Le neuropsicosi da difesa
1896 Nuove osservazioni sulle neuropsicosi da difesa

ma anche in uno scritto della fase successiva

1915 L'inconscio e La rimozione

Quello che rimarrà costante nella concezione del pensiero freudiano è la difesa come strumento che impedisce il richiamo alla coscienza di una rappresentazione attraverso lo spostamento di una “quantità” dalla rappresentazione che si vuole sopprimere. Quello che dalla prima fase cambierà radicalmente è ciò che viene spostato: in questo periodo del pensiero di Freud è uno spostamento di “affetti” successivamente sarà quello di “cariche pulsionali”.
Un secondo elemento di discontinuità è una concezione ancora primitiva dell'Io che si esprime ad esempio nel rapporto tra Io e coscienza, nella prima fase sono due concetti sovrapposti, nelle formulazioni successive, ad esempio nell'Io e L'Es della terza fase, arriva a delineare la coscienza come solo una delle funzioni dell'Io, andandone a definire altre, come ad esempio la resistenza, che invece è inconscia.
Negli stralci di brani di “Neuropsicosi da difesa” del 1984 vengono delineati i rapporti tra affetto-rappresentazione, coscienza e lavoro di difesa da una parte. Dall'altra viene definito il carattere prevalentemente sessuale di tali rappresentazioni, e infine viene definito il rapporto tra il modo di trattare l'affetto-rappresentazione da parte della difesa, e l'instaurarsi della successiva patologia mentale (isteria, fobie e ossessioni e follia allucinatoria).
Negli stralci di testo freudiano provenienti dallo scritto successivo “Nuove osservazioni sulle neuropsicosi da difesa” del 1986 vengono approfonditi i rapporti fra sintomi e meccanismi di difesa e viene specificato il perché in alcune persone il conflitto tra rappresentazioni e Io esiti in una nevrosi e perché in altre no: viene introdotto il concetto di trauma sessuale infantile.
Del testo “Studi sull'isteria” del 1893 ho selezionato un passaggio che rappresenta un accenno di tecnica psicoanalitica.

Il caso trattato in “Un caso di guarigione ipnoticaca” 1892 ci permette di approfondire la dinamica del disturbo soggiacente a quella che Freud definisce una “Hysterique d'occasion”, permettendoci al tempo stesso approfondire alcuni esempi dei termini “rappresentazioni” e “affetto”, utilizzati nel suo linguaggio freudiano.

Nel descrivere il meccanismo psichico alla base del disturbo della paziente trattata in questo articolo (l'incapacità di allattare il proprio figlio) introduce il concetto di rappresentazioni alle quali è collegato uno stato affettivo di attesa, differenziandole in:
  1. Rappresentazioni – proponimenti: Io farò questo o quello
  2. Rappresentazioni – attesa: mi accadrà questo, mi accadrà quello.
Lo stato affettivo connesso è influenzato da due fattori:
  • L'importanza che assume per il soggetto il fatto
  • Il grado di insicurezza di cui è carica l'attesa.
Al primo gruppo di rappresentazioni (proponimento e attesa), si contrappone un secondo gruppo che Freud definisce “rappresentazioni di contrasto”, anche queste distinte in:
  1. Rappresentazioni di contrasto – proponimenti: non riuscirò a fare questo o quello perché sono incapace.
  2. Rappresentazioni di contrasto – attesa: mi accadrà questo o quello che mi impedirà di agire.
A questo punto Freud distingue la vita rappresentativa normale da quella patologica.

Nella normalità la vita rappresentativa inibisce e reprime le rappresentazioni di contrasto, escludendole dall'associazione cosciente.
Nella patologia il ruolo delle rappresentazioni di contrasto è maggiore, differenziandosi
  1. Nella nevrosi sul versante del proponimento (non riuscirò a fare questo perché incapace), follia del dubbio
  2. Nello stato nervosus invece è sul versante dell'attesa (mi accadrà questo o quello), multiformi fobie del nevrastenico.
Freud a questo punto introduce un'ulteriore distinzione, in base all'accesso o meno alla coscienza della rappresentazione di contrasto:
  1. Nella nevrastenia, la rappresentazione di contrasto, fortemente rafforzata, viene associata alla rappresentazione della volontà, essa si sottrae a quest'ultima producendo ipobulia (Disturbo dell’attività e soprattutto dell’iniziativa per cui l’individuo rimane inerte, dimostrando scarsi interessi.) cosciente del nevrastenico.
  2. Nell'Isteria, la tendenza alla dissociazione della coscienza, la rappresentazione di contrasto, apparentemente inibita, viene portata fuori dall'associazione con il proponimento restando in modo inconscio isolato. Tale rappresentazione inibita, può però obbiettivarsi sul piano dell'innervazione corporea, come negli stati normali, lo diviene la rappresentazione della volontà. La rappresentazione di contrasto si erige come “contro-volontà” mentre il malato è cosciente, con stupore, di una volontà decisa ma priva di forza.
Sulla genesi dei disturbi Freud differenzia “Hysterique d'occasion” da quella propriamente detta, riferendosi alla prima come derivante da “una causa occasionale, l'eccitazione che precedette il primo parto, o l'esaurimento che lo ha seguito”.

Alcuni paragrafi successivi accenna il meccanismo per il quale in un comune esaurimento – che costituisce, la predisposizione a tali processi – abbia preso il sopravvento proprio la rappresentazione di contrasto. Freud ipotizza che questo esaurimento sia solo parziale, sono esauriti cioè quegli elementi del sistema nervoso che sono le basi materiali delle rappresentazioni associate alla coscienza primaria (Io-normale), di contro, le rappresentazioni inibite e represse, non sono esaurite e quindi prevalgono nella disposizione isterica.

In tale articolo quindi, che precede gli articoli del 1892 e 1896 “Le neuropsicosi da difesa” e “Nuove osservazioni sulle neuropsicosi da difesa” viene già delineato alla base della psicopatologia, il fallimento delle forze repressive (difese) nei confronti di determinate rappresentazioni, in questo contesto quelle di contrasto.

Fase II (Dal 1897 al 1923 )

La seconda fase del pensiero freudiano prende l'avvio dalla scoperta del carattere fantasmatico delle esperienze di seduzione infantile riportate dai pazienti sul lettino di analisi. Questa scoperta porta una serie di conseguenze radicali nell'architettura del pensiero di Freud teso a spiegare i processi attraverso i quali si creano queste fantasie e sulla natura dell'agente che li mette in moto. Peculiare di questa fase è quindi:
  • La perdita della centralità della realtà nell'accadere psichico.
  • La scoperta delle pulsioni istintuali
    • 1900 L'interpretazione dei sogni
    • 1905 Tre saggi sulla sessualità infantile
I contributi invece centrali alla psicologia dell'Io sono:
  • La centralità del concetto di rimozione e la descrizione del suo processo
    • 1915 L'inconscio e La rimozione
  • L'introduzione del concetto di processo primario, secondario e la distinzione tra principio di dispiacere e di realtà.
    • 1900 L'interpretazione dei sogni
    • 1911 Precisazione su i due principi dell'accadere psichico
Caratteristica di questa fase è quindi la ricerca sulle pulsioni effettuata a partire dall'analisi dei casi di perversione, omosessualità per arrivare allo studio della nevrosi [della quale presento alcuni stralci di “Tre saggi sulla sessualità infantile” del 1905]. Secondariamente si assiste alla perdita di centralità del concetto di difesa, fatto confluire in quello di rimozione (di cui le differenti difese sono solo differenti declinazioni) e che viene approfondito in appendice in una selezione di testo a partire da “L'inconscio e la rimozione” del 1915. Nello stesso testo viene approfondito il rapporto tra difesa e pulsione e dei concetti di investimento e controinvestimento, che Rapaport nomina come ipercariche e controcariche, definendole come un anticipare il modello strutturale a discapito di quello topografico.
Altri aspetti definiti da Rapaport centrali per la psicologia dell'Io emersi in questa fase sono quelli relativi alla concezione del processo secondario, (di cui presento la descrizione tratta da “L'interpretazione dei sogni”, 1900) che rappresenta un primo approfondimento del rapporto tra realtà e coscienza, indipendenti dal modello topografico e basico del modello strutturale, che assieme alla definizione del principio di realtà (della quale riprendo alcuni passi di “Precisazione su i due principi dall'accadere psichico” del 1911) fornisce alla descrizione del concetto di Io due principi regolatori al pari del principio del piacere e del processo primario presenti nella concettualizzazione di inconscio.
 

Fase III (Dal 1923 al 1937 )

La terza fase prende l'avvio dalla pubblicazione dell'Io e l'Es del 1923 e in questo testo avviene la:
  • Ridefinizione del concetto dell'Io [“L'Io e l'Es” 1922]
  • Introduzione del concetto di Super-Io, senso di colpa inconscio e relazione terapeutica negativa [“L'Io e l'Es” 1922]
  • Elaborazioni intorno al concetto di “angoscia” [“L'Io e l'Es” 1922 e Il problema dell'angoscia 1926]
  • La concezione alla base dell'autonomia dell'Io [“Inibizione, sintomo e angoscia” del 1926]
  • L'approfondimento del processo secondario e del principio di realtà “Introduzione alla psicoanalisi” del 1933
  • Le radici innate dell'Io [“Analisi terminabile e interminabile”, 1937]
In questa fase giunge quindi ad un approfondimento della concettualizzazione dell'Io come:
  1. Una organizzazione di processi mentali che ruota attorno al sistema PreC, C ma anche all'InC: ad esempio le resistenze. [concettualizzazione per cui cui si rimanda in appendice a stralci di testo del cap I: Coscienza e inconscio In “L'Io e l'Es” 1922]
  2. Sorto dall'identificazione degli oggetti abbandonati. [concettualizzazione per cui si rimanda in appendice a stralci di testo del Cap II L'Io e il Super-Io (ideale dell'Io) in “L'Io e l'Es” 1922]
  3. Sorge dalla trasformazione delle pulsioni istintuali in pulsioni neutralizzate. [concettualizzazione per cui si rimanda in appendice a stralci di testo del Cap IV Le due specie di pulsioni in “L'Io e l'Es” 1922]
Quindi questa concettualizzazione descrive la genesi dell'Io e delle sue energie. La coscienza che nella prima fase del pensiero freudiano coincideva con l'Io, nell'ultima parte di questa fase spiega solo una delle molteplici funzioni dell'io, e diviene una “qualità mentale” fra le tante ed esclusiva dell'Io.

Emergono pero delle manchevolezze significative:
  • L'io appare ancora come una risultante degli stimoli dell'Es, del Super-Io e della realtà (asse dell'indipendenza dell'io)
  • Sebbene si inizi a considerare che l'Io abbia radici genetiche indipendenti lo si considera ancora come frutto di differenziazione dall'Es e non viene ancora proposta alcuna concezione epigenetica dello sviluppo dell'Io paragonabile alle fasi dello sviluppo della libido (aspetto che ad esempio verrà ripreso nella quarta fase del pensiero freudiano da Erikson).
  • L'Io è ancora un cavaliere incapace di guidare l'Es e “obbligato a guidarlo dove vuole andare”
  • E' ancora assente una teoria generale del ruolo delle strutture difensive dell'Io.
In “Inibizione, sintomo e angoscia” del 1926, Rapaport individua importanti evoluzioni della concezione freudiana dell'Io:
  • Mette in discussione la definizione dell'Io come cavaliere obbligato ad andare dove l'Es vuole [dal Cap II di “Inibizione sintomo e angoscia” 1926]
  • E' capace attraverso un processo di sviluppo, di passare da una esperienza di angoscia passiva, ad una attiva.
  • Fa uso del principio del piacere-dispiacere per raggiungere i propri scopi [ dal Cap II di “Inibizione sintomo e angoscia” 1926]
  • Ha una molteplicità di difese a disposizione, oltre alla rimozione (la “tecnica dell'isolare” o del “rendere non avvenuto” [cap IV, V, VI]
  • Ha a che fare con il coniugare i rapporti con la realtà e le pulsioni istintuali, quando l'azione da esse suggerita potrebbe portare a pericoli reali, viene quindi ripresa la centralità della realtà, mantenendone al tempo stesso quello delle pulsioni istintuali.
Questa nuova concezione dell'Io è per Rapaport quindi è alla base del concetto di adattamento dell'io e di autonomia dell'io, concetti basici della psicanalisi dell'Io che però hanno ancora delle manchevolezze:
  • Pur presente una concezione epigenetica dell'io, relativa al volgere dell'esperienza di angoscia dal passivo all'attivo, non è ancora sufficientemente sviluppata da essere applicata allo sviluppo di altre funzioni dell'io o allo sviluppo dell'Io in generale.
E' negli anni successivi che Freud arriverà alla sua concezione finale dell'Io che include:
  • I concetti di processo secondario e principio di realtà [Introduzione alla psicanalisi 1933]
  • La tesi delle radici dell'Io innate e indipendenti dalle pulsioni [Analisi terminabile e interminabile 1937]
E' nel 1936 con“L'Io e i meccanismi di difesa” che Anna Freud raggiunse il culmine di questa fase e allargando le basi della psicologia psicoanalitica dell'Io:
  • Terminando l'integrazione tra il concetto di difesa e realtà, con l'introduzione delle difese contro gli stimoli esterni
  • Sistematizzando le diverse tipologie i difese e studiando l ruolo degli affetti.


lunedì 2 novembre 2015

Che cosa è la felicità?

Noi non sappiamo che cosa siano felicità o infelicità in senso assoluto. Tutto è promiscuo in questa nostra vita, ove non è dato provare alcun sentimento completamente puro, non è dato restare per due momenti di seguito nello stesso stato, ché gli stati dell'animo, come le modificazioni del corpo fluiscono senza sosta. Il più felice è colui che meno patisce; il più misero è colui che gioisce di meno. Ma sempre i patimenti sopravanzano le gioie: ecco la differenza a tutti comune. La felicità dell'uomo quaggiù è dunque soltanto uno stato negativo, determinato dalla minore quantità dei mali sofferti. Ogni sentimento di pena è inseparabile dal desiderio di liberarsene; ogni idea di piacere è inseparabile dal desiderio di goderne; ma il desiderio presuppone sempre una privazione e tutte le privazioni che si avvertono sono penose. E' dunque nella sproporzione tra i desideri e le facoltà di soddisfarli che risiede la nostra miseria. Un essere sensibile, che avesse facoltà pari ai desideri, sarebbe assolutamente felice. In che cosa consiste la saggezza umana, ossia la strada della vera felicità? Non certo nel diminuire i nostri desideri, poiché, se fossero inferiori a ciò che possiamo, una parte delle nostre facoltà resterebbe inattiva e non godremmo di tutto il nostro essere. Ma neppure consiste nell'ampliare le nostre facoltà, ché  se i nostri desideri crescessero contemporaneamente in maggior misura, saremmo senza dubbio più infelici. Occorre invece diminuire l'eccesso dei desideri rispetto alla facoltà e ridurre a perfetta eguaglianza il potere e la volontà. Soltanto allora, trovandosi tutte le forze in azione sarà assicurata la pace dell'anima e l'uomo si sentirà in armonia. [Rousseau, Emilio 1762]

giovedì 9 luglio 2015

L'uomo in rivolta

L'uomo in rivolta dice ad un tempo di sì e di no. Egli afferma, insieme alla frontiera, tutto ciò che avverte e vuol preservare al di qua della frontiera. Dimostra che c'è in lui qualche cosa per cui "vale la pena di...", qualche cosa che richiede attenzione. Oppone all'ordine che l'opprime una specie di diritto a non essere oppresso al di là di quanto egli possa ammettere. Insieme alla ripulsa rispetto all'intruso, esiste in ogni rivolta un'adesione intera e istantanea dell'uomo a una certa parte di sé. Per quanto confusamente, dal moto di rivolta nasce una presa di coscienza: la percezione, ad un tratto sfolgorante, che c'è nell'uomo qualcosa con cui l'uomo può identificarsi, sia pure temporaneamente. Questa identificazione, fin qui, non era realmente sentita. Tutte le concussioni anteriori al moto d'insurrezione, lo schiavo le sopportava. Un moto di rivolta non è nella sua essenza un moto egoista, e non nasce soltanto e necessariamente nell'oppresso, ma può, nascere anche dallo spettacolo dell'oppressione di cui è vittima un altro. La rivolta si distanzia dall'intossicazione del risentimento, non porta alla chiusura e la stagnazione, ma ad un sentimento attivo d'essere che aiuta a traboccare. La rivolta è un sentimento furioso, distante dal realismo del risentimento che punta ad essere ciò che non si è, l'uomo in rivolta rifiuta di lasciarsi toccare in quello che in se stesso trova più importante. [Camus, L'uomo in rivolta]

lunedì 20 aprile 2015

La perdita della realtà: nevrosi, psicosi e feticismo.

In “Nevrosi e Psicosi” (1923) Freud le aveva distinte in base alla direzione del movimento dell'Io, nel primo caso è un imporsi sull'Es e a farla da padrone sono gli accadimento reali, nel secondo caso è un ritrarsi dalla realtà sotto il dominio dei moti pulsionali.
In particolar modo affermava come nelle nevrosi di traslazione il sintomo (rappresentanza sostitutiva che si impone all’Io a mezzo di compromesso) si sviluppa a partire dal fallimento della rimozione di un impulso inconscio che l'Io non è né in grado di favorire né di reprimere. La lotta evitata contro l’impulso negato è così portata avanti contro il sintomo che minaccia il sentimento di unità dell’Io. Freud afferma come l’Io in questo moto abbia seguito i dettami del Super-Io che a sua volta si è piegato agli influssi del mondo reale. In particolar modo vengono rintracciate due forme di influenza del reale sull’Io, il primo è rappresentato dalle percezioni attuali che possono rinnovarsi continuamente, il secondo da quel patrimonio mnestico di percezioni precedenti che vanno a costituire quello che viene definito “mondo interiore”.

Freud identifica una similitudine tra i processi che portano alla psicosi e quelli che portano al sogno, in particolar modo il crearsi un nuovo mondo esterno e il venir meno dell'investimento del mondo interno a favore dei desideri dell’Es. In tutto questo il delirio viene descritto come “una specie di rammendo, laddove in origine si si era prodotta una lacerazione nel rapporto con l’Io e il mondo esterno”. Ma sia nella psicosi che nella nevrosi all'origine della patologia viene rintracciata la frustrazione di uno degli invincibili desideri della vita infantile. Tale frustrazione può derivare dall'esterno o dall’istanza interna che si è assunta l’onere di rappresentare le pretese della realtà: il super-io. Tale istanza tende ad unificare in sé influssi provenienti dall’Es e impulsi provenienti dal mondo esterno andando a rappresentare quella sorta di modello ideale al quale l’Io tende con tutte le sue forze.
Freud in queste pagine afferma dell’esistenza di un terzo tipo di conflitto, tra Io e Super-Io che rintraccia alla base della melanconia o in generale delle “psiconevrosi narcisistiche”.

In “La perdita della realtà nella psicosi e nella nevrosi” (1924) ciò che vuole approfondire, partendo dalla constatazione che in entrambe le condizioni il rapporto con la realtà viene compromesso, è l'effetto sulla rappresentazione della realtà da parte del soggetto in un caso e nell'altro.
Nella nevrosi tale rapporto viene mantenuto integro nella prima parte del processo, quando questo, non ancora patologico, reprime un moto pulsionale. La compromissione con la realtà avviene invece quando si avviano quei processi che mirano a soddisfare, almeno in parte tale moto pulsionale. Il fallimento della rimozione che ne consegue porta quindi a quell'allentamento del rapporto con la realtà che rimane però focalizzato su quel frammento della realtà adiacente alle richieste della rimozione pulsionale effettuata.

Freud riprende l'esempio dell'analisi della Signorina Elisabeth von R. che abbiamo trattato qualche seminario fa. In questo caso a seguito, alla morte della sorella della rimozione del desiderio di sposarsi con il cognato alla morte della sorella, Elisabeth aveva prodotto un'amnesia sulla scena e conseguentemente prodotto i sintomi di natura isterica.

Nel processo di formazione della psicosi troviamo anche qui due stadi, nel primo l'Io cerca di svincolarsi dalla realtà, ma anche nel secondo perpetua questo tentativo attraverso la creazione di una realtà nuova e diversa priva degli impedimenti della realtà che era stata abbandonata.

Nevrosi e psicosi condividono quindi entrambe espressione del tentativo di ribellione dell'Es come anche della sua incapacità di adattarsi alla realtà (necessità), ciò che le distingue è la prima fase della loro genesi che nella nevrosi porta ad un allentamento del rapporto con essa attraverso la fuga, nella psicosi ad una ricostruzione di un realtà nuova.
Freud considera come sano un comportamento intermedio, che non si limita alla fuga, ma porti alla modificazione della realtà, ma non attraverso il delirio e l'allucinazione, ma attraverso l'azione e il comportamento (passando da una modificazione autoplastica, interna ad alloplastica, ossia manipolazione dell'esterno).




Freud passa poi alla descrizione dei processi attraverso i quali si ricostruisce la realtà nella psicosi, spiegando come il rimodellamento della realtà riguarda le tracce mnestiche, le rappresentazioni e le valutazioni sulla realtà stessa che la psicosi si procura attraverso paramnesie, formazioni deliranti e allucinazioni in modo tale da far corrispondere la realtà esterna con quella che il soggetto si è creato. Tale processo però non è privo di angoscia derivante dal fatto che questo avviene contro delle forze che gli si oppongono strenuamente. Questo avviene per processi similari a quelli nevrotici, lì dove il moto pulsionale trabocca e le difese vacillano, generando sofferenza, qui parte della realtà che è stata rigettata torna a riproporsi nella vita psichica del soggetto.












Avviandosi alla conclusione Freud individua ulteriori similitudini tra nevrosi e psicosi. In particolar modo che è il secondo stadio a fallire non riuscendo la pulsione a trovare un sostituto vero e proprio. Ma nella psicosi entrambi i moti sono patologici, nella nevrosi il primo non lo è, anzi, essendo qualcosa di comune nella vita quotidiana.

Le differenze riscontrate secondo Freud derivano da una disparità a livello topico, ossia dal rinunciare in un conflitto all'attaccamento al mondo reale o alla propria dipendenza dall'Es, questo porta al fatto che nella nevrosi ci si accontenta di schivare la realtà. Un punto di unione è rappresentato invece dalla fantasia attraverso la quale il soggetto può vivere in un mondo più consono ai propri desideri. Questo mondo parallelo, solo parzialmente accessibile all'io e distinto dal mondo realtà con l'instaurarsi del principio di realtà rappresenta la fucina attraverso la quale il soggetto nevrotico può trovare soddisfazioni ai suoi desideri.
Nella psicosi tale mondo svolge il medesimo ruolo rappresentando lo scrigno dal quale viene attinto il materiale per il rimodellamento radicale della realtà, nella nevrosi invece, questo materiale si appoggia alla realtà, tranne che per quel segmento dal quale si vuole difendere, conferendo ad essa un particolare significato o senso segreto o simbolico.


Differenze
Nevrosi
Psicosi
Rapporto Io /Es/Realtà
Realtà>Io>Es
 Es>Io>Realtà
L'effetto sulla rappresentazione della realtà
Mantenuto integro nella prima parte del processo
Tentativo di svincolarsi dalla realtà in entrambe le fasi del processo.
Manipolazione della realtà
allentamento del rapporto con essa attraverso la fuga
Ricostruzione realtà  attraverso deliri e allucinazioni.
Angoscia
Causata dal ritorno dell'Es
Causata dall'imporsi della realtà
Processi patologici
Solo nel secondo stadio
In entrambi gli stati
Somiglianze
Sono entrambe un'espressione del tentativo di ribellione dell'Es.
Sono entrambe derivanti dall'incapacità dell'Es di adattarsi alla realtà.
L'angoscia deriva dal fallimento del sistema difensivo.
La fantasia è l'origine del materiale per la soddifazione del desiderio.


Freud anche nel suo testo Feticismo (1927) affronta la questione del rapporto con la realtà. Con questo termine si riferisce alla condizione di certe persone "la cui scelta oggettuale era dominata da un feticcio, [...] riconosciuto da coloro che ne dipendono come qualcosa di anomalo, [...] per il quale si dichiarano pienamente soddisfatte o addirittura mostrano apprezzare le facilitazioni che esso procura alla loro vita amorosa." In particolare per Freud il feticcio è il sostituto del pene, e in particolare un pene che nell'infanzia ha avuto una grande importanza, al quale nella normalità vi si rinuncia mentre in questo caso viene salvaguardato: il pene della donna (madre).
Nel feticismo vi è il rifiuto di un dato sensoriale, ossia che la donna non ha un pene, questo perché è' stato impossibile per il soggetto feticista accettare tale percezione, associata ad una possibilità intollerabile, quella della possibile evirazione della donna. Tale possibilità è insostenibile per il soggetto feticista in quanto comporta che lui stesso possa incorrere nello medesimo destino. 
Alla base di tale misconoscimento Freud rintraccia nuovamente la rimozione, intervenuta nel conflitto tra l'importanza della percezione sensoriale indesiderata e la forza del controdesiderio. Tra queste due spinte viene raggiunto un compromesso possibile solo grazie alle leggi inconsce dominate dai processi primari. Qualcosa è stato eletto al suo posto, ereditandone l'interesse, ulteriormente reso straordinario perché intriso dell'orrore per l'evirazione, a questo risultato rimane parallelo lo “stigma indelebile” dell'avvenuta rimozione: un certo senso di estraneità per i genitali femminili che ai feticisti non manca mai. Il feticcio, così ottenuto, rappresenta il trionfo contro la minaccia dell'evirazione ed evita al feticista di divenire omosessuale attribuendo una caratteristica alla donna che la rende tollerabile come oggetto sessuale.

L'instaurarsi del feticcio sembra legato a processi similari l'amnesia traumatica: l'ultima impressione prima della scoperta traumatica (che la donna è priva di pene) è quella che verrà eletta a feticcio, ecco l'elezione di piedi e scarpe, spesso l'ultima immagine impressa nella memoria prima della scoperta del genitale femminile, così come i capi di biancheria intima che fissano l'attimo della spoliazione, l'ultimo in cui si poteva credere ancora alla donna fallica.

Il feticismo inizialmente appariva a Freud come una disconferma di quanto scritto precedentemente sulla perdita della realtà nella psicosi e nella nevrosi.  Infatti anche in questo caso un aspetto significativo della realtà viene rinnegato dall'io (l'evirazione della donna), ma non si sviluppa una psicosi. Questo avviene perché solo una corrente della vita psichica del soggetto non accetta il dato reale: un'altra se ne rende conto perfettamente, manifestando la coesistenza di un atteggiamento consono alla realtà e uno consono al desiderio. Tale scissione scrive Freud si evolve in una nevrosi ossessiva in cui l'esistenza del soggetto oscilla tra questi due atteggiamenti. Nella psicosi invece, tale coesistenza non è rintracciabile, e l'atteggiamento consono alla realtà è perduto.

Trasversale alla discussione sul rapporto tra nevrosi, psicosi, feticismo e realtà, vi è il meccanismo di scissione dell'io (Ichspaltung) che viene introdotto sia in Nevrosi e psicosi (1923) che in Feticismo (1927), delineato con precisione in: la scissione dell'io nel processo di difesa (1938) e ripreso nelle ultime pagine del Compendio di psicoanalisi (1938).

Tale fenomeno, come abbiamo visto poco prima, è conseguente un conflitto fra pretese pulsionali e obiezione della realtà, tra desiderio e possibilità di attuarlo. Al soggetto si apre così la strada di una repressione del desiderio, e in caso di ritorno del rimosso una soddisfazione a mezzo di compromesso, oppure attraverso la repressione della realtà, a prezzo del delirio e delle allucinazioni per ricucire lo strappo avvenuto.
Una terza via si apre però al soggetto: la possibilità che, con l'aiuto di determinati meccanismi, possa coesistere un rifiuto della realtà, non lasciandosi proibire nulla, con la sopravvivenza però del pericolo della realtà, che assunto su di sè, sotto forma di sintomo patologico, lascia la possibilità di soddisfare e reprimere al tempo stesso la pulsione, di adeguarsi e rifiutare nel medesimo momento la realtà.Tale obiettivo però è stato raggiunto a caro prezzo, ossia attraverso: "una lacerazione dell’Io che non si cicatrizzerà mai più, che anzi si approfondirà col passare del tempo. Le reazioni antitetiche al conflitto permarranno entrambe come nucleo di una scissione dell’Io." Quella che andrà perduta sarà la funzione sintetica dell'Io, tante volte data per scontata, ma che è in realtà suscettibile di tutta una serie di disturbi.

Il processo in atto nel feticismo, che mira a preservare il pene femminile, attraverso l'ausilio di un feticcio colpisce per il suo carattere di distogliemento della realtà, aspetto che avevamo visto essere tipico della psicosi, Il processo però non è totalmente identico, il soggetto infatti non ha smentito la propria percezione sensoriale allucinando un pene la dove non era visibile, ma ha: effettuato uno spostamento di valore trasferendo l'importanza del pene a un'altra parte del corpo, servendosi del meccanismo della regressione. Il prezzo è il sopravvivere della paura, al quale il soggetto fa fronte attraverso una sovraccompensazione di mascolinità, la paura di evirazione viene evitata attraverso una regressione alla fase orale, manifestandosi come terrore di essere ingoiato dal padre.
 

sabato 18 aprile 2015

Linguaggio e giochi tossicomanici

Il tossicomane e il delinquente, entrambi fanno un uso falso del linguaggio (e non solo di esso). Offrono come terreno d'intesa, non senza contrattarne il prezzo, un linguaggio di gruppo che essi stessi sanno non esistere, nel senso che, se pure a volte viene usato, esso è finalizzato anche all'interno del gruppo all'evitamento della personalizzazione, della presentazione di se come persona. Offrono dunque un linguaggio che non vale una pipa di tabacco (o una fiutata di cocaina) e che si rivelerà invariabilmente una crosta vergognosa elaborata o affittata per non presentarsi e per esprimere contemporaneamente la propria incapacità di farlo.
Una seconda modalità di descrivere il medesimo fenomeno è il concetto di gioco tossico, che rappresenta una modalità comunicativa tipicamente osservata all'interno delle comunità terapeutiche e che si declina nel gioco del compiacere o della sfida, aspetti diversi ma che coincidono nello scopo di legittimare il non cambiamento, ovvero il mantenimento dell'identità costruita attraverso l'abuso di sostanze. Infatti il gioco del compiacere si alimenta attraverso racconti quali: "ho scelto di essere qui... sono qui per cambiare... cercherò di capire che cosa intendi tu per cambiamento per adeguarmi meglio alle tue richieste... ti farò credere che cambierò come tu ti aspetti che io cambi", viceversa, attraverso il gioco della sfida la persona veicola messaggi quali "non ho scelto di essere qui... non ho scelto di cambiare, tanto meno come tu vorresti che io cambiassi, sarai tu a cambiare per permettere a me di non cambiare". Poco importa che queste modalità discorsive siano la conseguenza di una funzione riflessiva deficitaria e di una profonda incapacità di nominare i propri stati emotivi, affetti, e desideri, e quindi di accedere, sempre che esista, ad una identità dalla quale differenziarsi, oppure che abbiano come scopo il sostenere un sé onnipotente, specchio di un lutto mai vissuto, ma che perpetua il bisogno di tenerezza e affetto che caratterizzano il personaggio tossicomane e delinquente. Tali modalità rappresentano l'empasse tipico che si incontra nel lavoro in comunità riabilitativa, che può essere fatto coincidere con la sensazione di trovarsi in cabina di pilotaggio con un pilota che delega completamente al co-pilota la guida del velivolo, senza condividere però l'itinerario e la meta da raggiungere, oppure nel pilota che ti vuole "far vedere come si fa" lasciandoti a margine o come esecutore della sua missione, con la forte sensazione che non finirà per nulla bene.
Tra questi due estremi, si situa quello che viene definito come gioco del co-cambiamento, che tende a veicolare il messaggio "io non ti dirò come tu devi cambiare, cambieremo insieme in base alla storia che ci siamo raccontati". In questa logica l'intervento comunitario non propone, ne prescrive alle persone il tipo di cambiamento da perseguire, ma nemmeno si lascia trasportare per deriva sulle regole o sulle richieste che i tossicomani propongono per cambiare l'identità del contesto. Tale modello di cambiamento non veicola un modello "forte" di uomo da realizzare, ma cambiano continuamente, accompagna la persona a costruire un proprio "modello personale" e ad attivare processi di cambiamento caratterizzati da una tensione a realizzarlo. Quindi la comunità affiancando la persona nel confrontarsi con i rischi della propria identità passata, con tutto il carico di sofferenza che il sentire porta con sé, per queste persone congenitamente poco inclini ad accettare quello che il corpo dice, cerca di costruire con la persona un'altra storia e le propone di attivare processi di cambiamento orientati a tale storia, che terrà conto dei bisogni e delle risorse personali. Il messaggio sotteso a questo tipo di intervento è "Io cambierò continuamente il mio modo di intervenire con te, agendo anche diversamente da come farò con altri, rispettando la storia che ci siamo raccontati e gli obiettivi che abbiamo condiviso, questo però richiederà a te di cambiare continuamente  il tuo modo di agire con me, nello sforzo congiunto di avvicinarci il più possibile a ciò che abbiamo immaginato di realizzare insieme." 

Il Linguaggio della tenerezza e il linguaggio della passione

Il punto di partenza di Ferenczi è la constatazione che la ripetizione quasi allucinatoria di esperienze traumatiche in analisi e la conseguente abreazione di ingenti quantità di affetti rimossi non hanno l'effetto di allentarne la sovrastruttura e conseguente formazione di sintomi ma che al contrario portano ad aumentare gli stati ansiosi e gli incubi notturni e alla degenerazione della seduta d'analisi in un attacco isterico.
Il contenuto di questi attacchi consistevano in sfoghi di irritazione e di rabbia che portarono Ferenczi a interrogarsi sulla fondatezza della sua tecnica. A seguito di ciò afferma che i suoi pazienti anziché contraddire o incolpare l'analista di passi falsi od errori si identificavano con lui e che solo in stati isteroidi prossimi all'incoscienza potevano permettersi di esprimere delle lagnanze. Fatti come questi impongono all'analista di interrogarsi non soltanto sui fatti incresciosi del passato ma anche sulle critiche violente espresse dal paziente nei riguardi dell'analista. Solo un'analisi condotta “fino in fondo”, e che ha portato a conoscenza di tutti i tratti sgradevoli esterni ed interni del proprio carattere, permette di non farsi cogliere alla sprovvista dai moti d'odio dei propri pazienti.
Tra i più importanti empasse relazionali Ferenczi individua “l'ipocrisia del lavoro professionale” che corrisponde alla promessa di ascoltare con attenzione il paziente, di dedicargli il nostro interesse , di metterlo a suo agio e di farlo progredire nonostante alcune sue caratteristiche ci risultino insopportabili. Il suggerimento è di abbandonare tale posizione, interrogando in se stessi cosa tanto disturba del paziente e comunicarglielo, il venir meno di questa insincerità nel rapporto ne aumenta la qualità “sciogliendo la lingua” al paziente, facilitando la traduzione degli eventi traumatici del passato in pensieri senza perdita di equilibrio psichico ma al contrario innalzando tutto il livello della personalità del paziente.
Dalla risoluzione di tale intoppo di tecnica analitica segue la constatazione che il non pronunciarsi su ciò che del paziente ci appare intollerabile è una riproposizione dell'azione patogena infantile e una ripetizione del trauma, e che al venir meno di questa ipocrisia professionale segue una certa “fiducia che è quel certo non so che, grazie a cui si delinea il contrasto tra il presente e l'intollerabile passato traumatogeno, contrasto indispensabile, affinché il passato sia rivissuto anziché come riproduzione allucinatoria come ricordo oggettivo”. Tale fiducia ha permesso all'autore di accedere ad un rapporto più intimo con i suoi pazienti e ad alcuni fatti che sembrano confermare l'importanza del trauma, in particolar modo sessuale, come agente patogeno.
In particolar modo descrive come quanto avviato dal bambino come fantasia ma mantenuto al livello della tenerezza viene scambiato dall'adulto con tendenze patologiche come desideri di una persona sessualmente matura.
La reazione dei bambini è “dominata dalla paura, dal sentirsi indifesi fisicamente e moralmente, ammutoliti e privati dalla forza e dall'autorità degli adulti di pensare. Questa paura li porta a sottomettersi alla volontà dell'aggressore a indovinare tutti gli impulsi di desiderio e dimentichi di sé, a seguire questi desideri identificandosi con l'aggressore”. Con quella che si può chiamare come introiezione dell'aggressore quest'ultimo scompare come realtà esterna diventando un evento intrapsichico e come tale cade sotto al dominio del processo primario e quindi trasformabile in allucinazioni positive e negative. Nella vita psichica del bambino il mutamento più importante è l'introiezione del senso di colpa dell'adulto che fa apparire quanto considerato come un gioco innocente un'azione colpevole.
Questo porta alla sensazione di esser diviso in due, come colpevole e innocente nel medesimo momento e sfiduciato nella possibilità di manifestare il proprio pensiero. Il bambino diventa una creatura che obbedisce in modo meccanico oppure ostinato, incapace di comprendere il motivo della propria ostinazione. La sua vita sessuale rimane involuta o assume forme perverse a cui possono seguire una nevrosi o una psicosi: la personalità ancora debolmente sviluppata risponde al dispiacere improvviso anziché con processi di difesa, con l'identificazione con la paura e l'introiezione di colui che minaccia e aggredisce.
Questo permette di comprendere come mai certi pazienti rispondano con dispiacere ad un torto subito, invece che con odio e processi di difesa; questo avviene perché una parte della personalità, o il suo nucleo è rimasta ferma ad un livello in cui reagisce alle aggressioni in modo autoplastico anziché alloplastico. Ferenczi arriva così a scorgere una personalità composta unicamente da Es Super-Io a cui manca la capacità di affermare se stessa anche nel dispiacere, così come accade nei bambini piccoli per il quale l'esser soli, senza la protezione della madre o di altri, ossia privati di un rilevante quantitativo di tenerezza, è una condizione insopportabile.
Ferenczi ritiene che l'amore oggettuale passivo, ovvero la tenerezza, sia una premessa all'amore oggettuale maturo. In tale stadio il bambino gioca con la fantasia di prendere il posto della madre, ma in realtà non vuole e non può fare a meno di essa. Se in questa fase il bambino subisce più amore o amore di altra natura di quello che desidera ciò può avere conseguenze altrettanto, se non più patogene, della frustrazione amorosa. Ad di là di una disamina di tutte le diverse patologie del carattere che possono derivane la conseguenza generale può essere quella della confusione tra linguaggio degli adulti adulti e quello dei bambini. Ferenczi suggerisce la rassegnazione al fatto che dietro l'adorazione o l'amore di transfert di bambini, allievi e pazienti vi è l'ardente desiderio di liberarsi da un amore che intralcia, e che la risoluzione di transfert molesti porta la personalità ad un livello di funzionamento più alto.
Avviandosi alla conclusione Ferenczi vuole indagare come oltre all'amore forzato anche le insopportabili misure punitive (sanzioni disciplinari connotate da passionalità ed espressioni rabbiose, portano a livello di realtà ciò che nella mente del bambino era solo una fantasia. Prosegue poi nell'analisi di un secondo fenomeno, oltre a quello della regressione traumatica, che colpisce un individuo in conseguenza di uno shock, la progressione traumatica o precocità, che consiste nel dispiegarsi immediato di future attitudini, o attitudini potenziali che in genere fanno parti del matrimonio, della paternità o della maternità. La paura degli adulti privi di inibizioni, e perciò per un certo punto di vista pazzi, fa per così dire dire del bambino uno psichiatra; per diventare tale e difendersi dai pericoli rappresentati dalle persone prive di controllo, egli deve sapere innanzitutto identificare completamente con esse.

Concludendo Ferenczi scrive che oltre all'amore passionale e la punizione passionale gli adulti dispongono di una terza via per legare a se i bambini: il terrorismo della sofferenza. I bambini hanno bisogno di appianare qualsiasi specie di disordine in famiglia, per così dire di caricare sulle proprie spalle il peso che grava su quelle di tutti. Una madre che si lamenta delle proprie sofferenze può fare della figlia la propria infermiera a vita procurandosi un sostituto della sua e senza curarsi dei veri bisogni e degli interessi della figlia.  [Sandor Ferenczi 1932]

venerdì 13 marzo 2015

Nuove osservazioni sulle neuropsicosi da difesa

In questo saggio Freud approfondisce lo studio delle ossessioni, delle fobie e della paranoia avviata nel 1894 con “Neuropsicosi da difesa”, continuato nel testo del 1895 “Ossessioni e fobie” e che si conclude con quest'ultimo scritto “Ulteriori osservazioni sulle neuropsicosi da difesa” del 1896.

Freud riconosce all'interno delle neuropsicosi da difesa tre tipologie di disturbi: l'isteria, la nevrosi ossessiva e alcune tipologie di paranoia derivandone la loro causa dalla rimozione di ricordi penosi e i loro sintomi dal contenuto di ciò che è stato rimosso. Ciò che cambia tra le tre patologie è il meccanismo di rimozione, conversione in innervazione somatica nell'isteria, sostituzione (lungo alcune catene associative di pensiero) nella nevrosi ossessiva e proiezione nella paranoia.

Etiologia dell'isteria
All'interno del capitolo Freud vuole spiegare la genesi dei sintomi delle neuropsicosi da difesa, tra cui, nel 1894 aveva racchiuso isteria, ossessioni, e confusione allucinatoria, in particolare vuole approfondire la teoria che i sintomi derivino dal tentativo di rimuovere una rappresentazione incompatibile con l'Io. Tali rappresentazioni sono riconducibili ad esperienze traumatiche di natura sessuale (di tipo passivo per l'isteria, di tipo prima passivo e poi attivo nella nevrosi ossessiva). Andando oltre ai lavori precedenti (1894) situa tali traumi nell'infanzia, in particolare specifica ulteriormente che non sono le esperienze ad avere effetto traumatico ma il loro rivivere come ricordo, dopo che il soggetto ha varcato la soglia della maturità sessuale.
Non è per Freud possibile dire con certezza fino a quale età massima del soggetto un'offesa sessuale possa agire come fattore etiologico dell'isteria, giudica però improbabile la rimozione dopo l'ottavo-decimo anno di età, il limite minimo si estende invece fino a dove può giungere la capacità di ricordare, cioè fino all'età di un anno e mezzo o due anni.
Introducendo il trauma sessuale infantile Freud riesce ad andare oltre all'ipotesi di una congenita disposizione isterica. Infatti afferma come sia possibile dimostrare che le esperienze e gli eccitamenti che nel periodo di vita successivo alla pubertà preparano o causano lo scoppio dell'isteria, agiscono riattivando la traccia mnestica di questi traumi infantili, tale traccia non diviene cosciente neppure allora, ma conduce alla liberazione di un effetto e alla rimozione da cui poi originano i sintomi.

La natura ed il meccanismo della nevrosi ossessiva.
Le esperienze sessuali precoci nella prima infanzia hanno lo stesso significato nella nevrosi ossessiva e nell'isteria, ciò che cambia è il passaggio da una passività sessuale ad atti di aggressione. Nell'analisi dei suoi soggetti ossessivi Freud rintraccia sempre un episodio di seduzione precoce e precedente all'aggressività sessuale e al substrato di sintomi isterici comunque presenti nella nevrosi ossessiva.
Freud definisce le idee ossessive come dei rimorsi trasformati riemersi dalla rimozione e che si ricollegano sempre ad alcuni atti sessuali che sono stati compiuti con piacere nell'infanzia. In un primo momento, di apparente salute psichica, tali atti sessuali vengono rimossi e sostituiti dal soggetto con un sintomo primario di difesa (difesa dal contenuto rimosso): tra cui l'eccessiva coscienziosità, la vergogna e la sfiducia in se stessi.

Il periodo successivo, quello della malattia, è caratterizzato dal ritorno dei ricordi rimossi, cioè dal fallimento della difesa. Tali ricordi non riemergono immutati nella coscienza: quelli che diventano affetti ed idee ossessive consci sono delle strutture che hanno la natura di compromesso tra le idee rimosse e quelle che le rimuovono.


Vi sono due forme di nevrosi ossessiva a seconda del fatto che ad essere rimossi siano i contenuti mnestici dell'atto o gli affetti riprovevoli connessi ad essi.

La prima forma comprende le tipiche idee ossessive in cui il contenuto attrae l'attenzione del paziente e come affetto egli prova un dispiacere indefinito. Il contenuto dell'idea ossessiva viene distorto in due modi: qualcosa di contemporaneo viene messo al posto di qualcosa che appartiene al passato e poi qualcosa di sessuale viene sostituito con qualcosa che non sia sessuale.

La seconda forma di nevrosi ossessiva si ha quando ciò che è riemerso dalla rimozione non è il contenuto mnestico, ma il rimorso (affetto). In questo modo il rimorso per atti sessuali commessi in infanzia può trasformarsi in vergogna (timore che qualcun altro lo venga a scoprire), in angoscia ipocondriaca (paura dei danni fisici che possono derivare dall'atto), in angoscia sociale (paura di venire punito dalla società), in angoscia religiosa, in delirio di attenzione (paura che qualcuno riveli l'atto), oppure paura della tentazione (una sfiducia giustificata nei propri poteri morali).

Nel paragrafo successivo Freud spiega l'origine delle azioni ossessive (compulsioni) come effetto di una difesa secondaria (difesa da quanto sopravvive alla difesa primaria) e descrivendole come misure protettive contro le idee ossessive.
Il paziente cerca di rendersi padrone di ciascuna delle sue idee ossessive con un lavoro di logica e attingendo ai suoi ricordi consci, ciò lo porta ad un pensare ossessivo, ad una pulsione a provare le cose e ad una mania di dubitare. Il rimuginare ossessivo se ha successo tratta regolarmente di cose astratte e soprasensuali poiché idee che sono state rimosse hanno a che fare con la sessualità. In generale la difesa secondaria contro gli affetti ossessivi porta ad una serie più ampia di atti ossessivi: misure penitenziali (opprimenti cerimoniali, aritmomania), misure precauzionali (fobie, superstizioni, pedanteria, coscienziosità), misure che hanno a che fare con la paura di tradirsi o che assicurano l'intorpidimento della mente.

Analisi di un caso di paranoia cronica.
Nel presentare il caso Freud sottolinea come non tutti i casi di paranoia siano casi di psicosi da difesa e nelle pagine successive riporta il caso signora P. (paziente affetta da confusione mentale e depressione, sospettosità e timori di persecuzione o d'essere spiata, allucinazioni visive in cui vedeva donne nude, specialmente la parte bassa dell'addome e genitali maschili. La signora P. era affetta anche da allucinazioni uditive, nelle quali ogni sua azione veniva commentata e criticata). Nell'analisi del caso, attraverso le stesse tecniche usate con le pazienti isteriche, Freud riconduce la sintomatologia della paziente al tentativo di rimozione di esperienze di natura sessuale (con il fratello).
Nel descrivere l'etiologia della paranoia Freud la confronta con la nevrosi ossessiva: in quest'ultima il rimorso iniziale è stato rimosso dalla formazione del sintomo primario di difesa: diffidenza verso se stessi. Nella paranoia il rimorso viene escluso dalla coscienza attraverso la proiezione e quindi il sintomo primario è la diffidenza verso le altre persone, in questo modo il soggetto esclude completamente il rimorso dalla coscienza che ritorna però nella forma di idee deliranti.

Altri sintomi del caso riportato (la signora P.) si possono descrivere come sintomi del ritorno del rimosso. Tali sono ad esempio l'idea delirante della paziente di essere guardata mentre si spogliava e le allucinazioni visive e uditive (esperienze fatte con il fratello e adesso riferite all'esterno parzialmente deformate). Infine Freud spiega l'origine delle idee deliranti, queste arrivate alla coscienza per mezzo del compromesso, fanno pressione sull'attività di pensiero dell'Io così da essere accettate senza contraddizione. Queste idee non sono aperte ad alcuna influenza è l'Io che si deve adattare ad esse e quindi, ciò che qui corrisponde ai sintomi della difesa secondaria nella nevrosi ossessiva, è una formazione delirante che cerca di armonizzare le differenti parti del materiale, allucinazioni interpretative che si concludono con una alterazione dell'io.