lunedì 25 agosto 2014
L'utopia di Moro (1518)
venerdì 22 agosto 2014
Riduzionismo dogmatico ed estensionismo anarchico
Ogni comunità è esposta a due opposti pericoli: da una parte la mummificazione verso l'eccessiva disciplina e l'eccessivo rispetto per la tradizione, dall'altra parte la dissoluzione e l'assoggettamento alla conquista straniera attraverso l'accrescersi di un individualismo e di una indipendenza personale che rendono impossibile la collaborazione. In generale le civiltà importanti cominciano con un sistema rigido e superstizioso, che gradualmente si rilassa e che ad un certo punto conduce ad un periodo di brillanti geni, mentre il buono della vecchia tradizione permane ed il male inerente al suo dissolversi non si è ancora sviluppato. Ma allorché il male si manifesta, esso porta all'anarchia e poi inevitabilmente ad una nuova tirannide, che produce una nuova sintesi rafforzata da nuovo sistema dogmatico. La dottrina del liberalismo è un tentativo di sfuggire a questo ricorso senza fine. L'essenza del liberalismo è un tentativo di assicurare un ordine sociale non basato su dogmi irrazionali, tali da instaurare la stabilità senza per altro implicare maggiori limitazioni di quante non siano necessarie per la conservazione della comunità stessa. [Storia della filosofia occidentale, Russell]domenica 10 agosto 2014
Obiettivi di trattamento del paziente borderline
1) Inferenze arbitrarie o conclusioni basate su
evidenze insufficienti o contraddittorie.
2) Generalizzazioni eccessive.
3) Amplificazione ed esagerazione del significato o
della rilevanza degli eventi.
4) Inappropriata e unilaterale attribuzione della
colpa e della responsabilità degli eventi sfavorevoli a se stessi o
agli altri.
6) Definizioni o attribuzioni negative che non
aggiungono ulteriori informazioni rispetto al comportamento che le ha
suscitate.
7) Catastrofizzazione o previsione di conseguenze
disastrose se determinate circostanze non proseguiranno nel tempo o
non evolveranno.
8) Aspettative prive di speranza, o predizioni
pessimistiche basate su un attenzione selettiva ad eventi sfavorevoli
del passato del presente, piuttosto che su dati verificabili.
Pattern di comportamento dialettico.
Generalmente s’intende il focalizzare l'attenzione
sulle modalità comportamentali di natura dialettica ossia
sollecitare il paziente a muoversi verso l'attuazione di risposte più
equilibrate e integrate alle situazioni della vita all'interno delle
seguenti tensioni dialettiche:
1) Miglioramento delle proprie capacità vs
accettazione di sé.
2) Soluzione dei problemi vs accettazione dei
problemi.
3) Regolazione degli affetti vs tolleranza degli
affetti.
4) Autonomia e competenza vs ricerca di aiuto.
5) Indipendenza vs dipendenza.
6) Trasparenza vs privacy
7) Fiducia vs sospettosità
8) Controllo delle emozioni vs tolleranza delle
emozioni
9) controllo/cambiamento vs osservazione.
10) Seguire/osservare vs partecipare.
11) Aver bisogno degli altri vs dare agli altri.
12) Concentrarsi su se stessi vs focalizzare la
propria attenzione sugli altri
13) Contemplazione/meditazione vs azione.
Ridurre i comportamenti che interferiscono con la
qualità di vita.
La modalità di selezione di quei comportamenti che
interferiscono con la qualità della vita può essere condotta
attraverso l'uso degli assi I e V del DSM IV.
In particolar ei comportamenti che non siano
abbastanza gravi da soddisfare i criteri diagnostici e che non
determinano una significativa menomazione del funzionamento del
soggetto e non ne impediscono i progressi terapeutici, non dovrebbero
essere annoverati tra i comportamenti che interferiscono con la
qualità della vita.
1) Abuso di sostanze
2) Comportamenti sessuali non protetti o ad alto
rischio
3) Gravi difficoltà finanziari (debiti con il
fisco, programmare le spese, gioco d'azzardo, incapacità di
utilizzare i servizi sociali)
4) Comportamenti criminali che possono portare alla
carcerazione (rubare nei negozi appiccare incendi)
5) Comportamenti interpersonali gravemente
disfunzionali (scegliere partner fisicamente, sessualmente e
psicologicamente violenti o prevaricatori, o interrompere
prematuramente le relazioni affettive, mettere a disagio le persone
fino ad avere scarse possibilità di amicizie, timidezza
paralizzante, o timore di disapprovazione da parte dell'ambiente).
6) Comportamenti disfunzionali nell’'ambiente
scolastico o lavorativo (prematuro abbandono scolastico, incapacità
di cercare e trovare lavoro, paura della scuola difficoltà nello
svolgimento dei compiti o delle attività lavorative, scelte di
carriera inappropriate, farsi licenziare o prendere voti
insufficienti).
7) Comportamenti disfunzionali legati alle malattie
(ad esempio, incapacità di usufruire dell'assistenza medica, non
assumere i farmaci necessari, abusare dei farmaci prescritti, avere
paura dei medici, rifiutare di curarsi).
Comportamenti disfunzionali correlati con le
esigenze abitative (vivere in ricoveri di fortuna, nelle automobili,
o in appartamenti sovraffollati, abitare con conviventi violenti, non
trovare fissa dimora)
9) comportamenti disfunzionali che si manifestano in
contesti psichiatrici (formulare continue richieste di
ospedalizzazione saltare da una prescrizione farmacologica all'altra,
non riconoscere la encessità di interventi terapeutici ausiliari).
10) Pattern comportamentali disfunzionali correlati
al disturbo mentale.
Lo skills training della TDC è stato elaborato per
migliorare i deficit comportamentali di coloro che soddisfano i
criteri diagnostici per il DBP. I nove criteri del DMS-IV possono
essere raggruppati in cinque categorie: disfunzioni del sé
(inadeguato senso dell'identità, sentimenti di vuoto);
disorganizzazione comportamentale (comportamenti impulsivi, gesti
autolesivi, comportamenti suicidari). disregolazione emozionale
(labilità emotiva, difficoltà a gestire sentimenti dir abbia )
disorganizzazione interpersonale (relazioni affettive caotiche, ansie
d'abbandono) disorganizzazione cognitiva (depersonalizzazione,
dissociazione, deliri).
Abilità nucleari di contenuto e formali.
L'obiettivo principale è lo sviluppare uno stile di
vita improntato alla partecipazione consapevole e si declina
attraverso l'apprendimento della capacità di osservare, descrivere e
partecipare.
Osservare: imparare a prestare attenzione alle
situazioni, alle emozioni e ad altre risposte comportamentali, anche
se provocano disagio o sofferenza.
Descrivere: corrisponde alla capacità di descrivere
verbalmente le situazioni le proprie risposte, ossia a comunicare e
all'autocontrollo. L'apprendimento della capacità di descrivere
richiede che il soggetto impari a non prendere alla lettera le
proprie emozioni e i propri pensieri, cioè a non considerarli come
uno specchio fedele e diretto degli eventi ambientali.
Partecipare: è inteso nel senso di penetrare
completamente nell'attività del momento presente, senza separare se
stessi dagli eventi e dalle interazioni attuali. la qualità
dell'azioni è spontanea e l'interazione tra soggetto e ambiente è
serena e armoniosa, basata in parte anche se mai del tutto
sull'abitudine.
Tali abilità si declinano in tre modalità, che
comprendono l'assunzione di un atteggiamento mentale non giudicante,
evitando di valutare le cose nei termini del giusto o sbagliato ma in
relazione alle conseguenze per suggerire la modificazione dei
comportamenti o delle situazioni che sono all'origine. Una seconda
modalità è quella della concentrazione su una cosa sola per volta
invece di frazionare l'attenzione, dirigendola su più attività, o
dividerla tra attività in corso e i pensieri che riguardano altre
cose. Infine vi è l'essere efficaci (cioè fare ciò che funziona in
relazione a un determinano obiettivo, al di la del fatto che questo
possa essere giudicato giusto o sbagliato).
Abilità di tolleranza della sofferenza mentale
/ angoscia.
Sostanzialmente hanno come finalità il fatto di
accettare quella quota di sofferenza e angoscia insita nella vita,
senza giudicare la propria situazione e il proprio ambiente. I
comportamenti finalizzati alla tolleranza della sofferenza mentale,
riguardano la capacità di sopportare le crisi e di accettare per
quello che è la vita in ogni momento. Quattro sono le strategie di
superamento delle crisi:
Distrarsi (svolgendo altre attività, facendo cose
che possono essere d'aiuto ad altri, confrontare la situazione con
quella di chi sta peggio, provando emozioni di opposta polarità,
respingendo le situazioni dolorose, lasciando libero corso ad altri
pensieri). Prendersi cura di se (attraverso la vista, l'udito,
l'olfatto, il gusto e il tatto), superare il momento (attraverso
l'immaginazione, la ricerca di significati, la preghiera, il
rilassamento, la concentrazione su una cosa per volta, il riposo, le
“vacanze”) e il considerare i pro e i contro.
Ciò che permette di raggiungere questa capacità di tolleranza della sofferenza mentale è la disponibilità, contrapposta all'ostinazione:
La disponibilità implica una rinucnia alla propria separatezza e individualità per avere accesso ai più profondi processi della vita stessa, immergendosi completamente in essi. E' la realizzazione di essere parte di un processo cosmico ultimo e, insieme, l'impegno a parteciparvi. L'ostinazione, invece, è il porsi al di fuori della fondamentale essenza della vita in un tentativo di padroneggiare, dirigere, controllare o comunque manipolare l'esistenza. Più semplicemente, la disponibilità significa dire si al mistero dell'essere vivi in ogni momento, l'ostinazione è dire no o, forse, più comunemente, "si, ma..
Ma la disponibilità e l'ostinazione non riguardano specifici eventi o situazioni. Essi riflettono, invece, l'atteggiamento intriseco dell'individuo verso il miracolo stesso della vita. La disponibilità riconosce questo miracolo,e si inchina ad esso in una sorta di reverenza. L'ostinazione, invece, lo dimentica, lo ignora o peggio, cerca attivamente di distuggerlo. Pertanto la disponibilità può apparire molto attiva e assertiva, quasi aggressiva, mentre l'ostinazione può far mostra di sé nell'apparenza della passività. Ne è un buon esempio una rivoluzione politica.
Abilità di regolazione emozionale
Molte delle difficoltà comportamentali del soggetto borderline sono riconducibili all'incapacità di regolare e modulare le emozioni dolorose (rabbia, intensa frustrazione, depressione e ansia). Questi affetti vengono vissuti come problemi da risolvere, e vengono risolti semplicemente imponendosi di non sentire ciò che stanno provando. L'esperienza dell'ambiente invalidante, capace di gestire l'emozioni cognitivamente e fortemente critico rispetto all'incapacità del borderline di fare lo stesso, rende molto difficile il potenziamento di queste capacità. Tale obiettivo può essere raggiunto attraverso un contesto di profonda validazione emozionale. Attraverso abilità di mindfulness, osservazione non giudicante, e descrizione delle risposte emotive del momento.
In particolare:
Identificare e denominare gli affetti è il primo passo nel processo di regolazione, ed è associato alla capacità di descrivere accuratamente il contesto entro il quale le emozioni si manifestano. In particolare bisogna prestare attenzione alla situazione che suscita l'emozione, l'interpretazione della situazione che suscita l'emozione, l'esperienza fenomenologica dell'emozione, incluse le sensazioni somatiche, i comportamenti espressivi associati, gli effetti secondari dell'emozione sul proprio funzionamento.
Identificare gli ostacoli al cambiamento delle emozioni segue la capacità della comprensione del ruolo delle emozioni, in particolare come veicolo di comunicazione con gli altri, influenza e controllo del loro comporamento. In secondo luogo è una validazione delle percezioni e delle interpretazioni soggettive degli eventi.
Ridurre la vulnerabilità alla mente emotiva, consiste nel prendersi cura del proprio corpo, attraverso un’alimentazione bilanciata, sane abitudini alimentari, a dormire il giusto, fare esecizio fisico, prendersi cura delle malattie, evitare l'assunzione di farmaci attivi sul tono dell'umore quando non prescritti, ad incrementare l'autostima impegnandosi in attività che contribuiscano a rafforzare il senso di efficacia e competenza. L'attività di problem solving passiva, adottata dal borderline può costituire un serio ostacolo a questo obiettivo.
Abilità di efficacia interpersonale.
Gli specifici pattern comportamentali necessari all'efficacia sociale dipendono dall'obiettivo che s’intende perseguire. In particolare in questo campo i borderline hanno spesso un sufficiente e ampio repertorio di capacità interpersonali. L'efficacia sociale, tuttavia, richiede la compresenza di due abilità espressivo comportamentali, in particolare la capacità di produrre risposte automatiche alle situazioni abituali, e la capacità di fornire nuove risposte o una combinazione di risposte quando il contesto lo richiede. I pattern di risposte interpersonali, includono, l'assertività, la capacità di apprendere strategie efficaci per chiedere ciò che serve, dire di no, e gestire i conflitti interpersonali. Spesso una conoscenza di queste strategie al soggetto borderline e facile, ma la difficoltà consiste nell'applicazione ai diversi contesti per via delle risposte affettive incontrollabili.
Ciò che permette di raggiungere questa capacità di tolleranza della sofferenza mentale è la disponibilità, contrapposta all'ostinazione:
La disponibilità implica una rinucnia alla propria separatezza e individualità per avere accesso ai più profondi processi della vita stessa, immergendosi completamente in essi. E' la realizzazione di essere parte di un processo cosmico ultimo e, insieme, l'impegno a parteciparvi. L'ostinazione, invece, è il porsi al di fuori della fondamentale essenza della vita in un tentativo di padroneggiare, dirigere, controllare o comunque manipolare l'esistenza. Più semplicemente, la disponibilità significa dire si al mistero dell'essere vivi in ogni momento, l'ostinazione è dire no o, forse, più comunemente, "si, ma..
Ma la disponibilità e l'ostinazione non riguardano specifici eventi o situazioni. Essi riflettono, invece, l'atteggiamento intriseco dell'individuo verso il miracolo stesso della vita. La disponibilità riconosce questo miracolo,e si inchina ad esso in una sorta di reverenza. L'ostinazione, invece, lo dimentica, lo ignora o peggio, cerca attivamente di distuggerlo. Pertanto la disponibilità può apparire molto attiva e assertiva, quasi aggressiva, mentre l'ostinazione può far mostra di sé nell'apparenza della passività. Ne è un buon esempio una rivoluzione politica.
Abilità di regolazione emozionale
Molte delle difficoltà comportamentali del soggetto borderline sono riconducibili all'incapacità di regolare e modulare le emozioni dolorose (rabbia, intensa frustrazione, depressione e ansia). Questi affetti vengono vissuti come problemi da risolvere, e vengono risolti semplicemente imponendosi di non sentire ciò che stanno provando. L'esperienza dell'ambiente invalidante, capace di gestire l'emozioni cognitivamente e fortemente critico rispetto all'incapacità del borderline di fare lo stesso, rende molto difficile il potenziamento di queste capacità. Tale obiettivo può essere raggiunto attraverso un contesto di profonda validazione emozionale. Attraverso abilità di mindfulness, osservazione non giudicante, e descrizione delle risposte emotive del momento.
In particolare:
Identificare e denominare gli affetti è il primo passo nel processo di regolazione, ed è associato alla capacità di descrivere accuratamente il contesto entro il quale le emozioni si manifestano. In particolare bisogna prestare attenzione alla situazione che suscita l'emozione, l'interpretazione della situazione che suscita l'emozione, l'esperienza fenomenologica dell'emozione, incluse le sensazioni somatiche, i comportamenti espressivi associati, gli effetti secondari dell'emozione sul proprio funzionamento.
Identificare gli ostacoli al cambiamento delle emozioni segue la capacità della comprensione del ruolo delle emozioni, in particolare come veicolo di comunicazione con gli altri, influenza e controllo del loro comporamento. In secondo luogo è una validazione delle percezioni e delle interpretazioni soggettive degli eventi.
Ridurre la vulnerabilità alla mente emotiva, consiste nel prendersi cura del proprio corpo, attraverso un’alimentazione bilanciata, sane abitudini alimentari, a dormire il giusto, fare esecizio fisico, prendersi cura delle malattie, evitare l'assunzione di farmaci attivi sul tono dell'umore quando non prescritti, ad incrementare l'autostima impegnandosi in attività che contribuiscano a rafforzare il senso di efficacia e competenza. L'attività di problem solving passiva, adottata dal borderline può costituire un serio ostacolo a questo obiettivo.
Abilità di efficacia interpersonale.
Gli specifici pattern comportamentali necessari all'efficacia sociale dipendono dall'obiettivo che s’intende perseguire. In particolare in questo campo i borderline hanno spesso un sufficiente e ampio repertorio di capacità interpersonali. L'efficacia sociale, tuttavia, richiede la compresenza di due abilità espressivo comportamentali, in particolare la capacità di produrre risposte automatiche alle situazioni abituali, e la capacità di fornire nuove risposte o una combinazione di risposte quando il contesto lo richiede. I pattern di risposte interpersonali, includono, l'assertività, la capacità di apprendere strategie efficaci per chiedere ciò che serve, dire di no, e gestire i conflitti interpersonali. Spesso una conoscenza di queste strategie al soggetto borderline e facile, ma la difficoltà consiste nell'applicazione ai diversi contesti per via delle risposte affettive incontrollabili.
Il pensiero dialettico, tra estensionismo e riduzionismo.
Il pensiero dialettico, invece, sostiene che l'ordine
e la verità evolvono e si sviluppano nel tempo. Nei conflitti, la verità va
cercata attraverso una continua tensione verso la scoperta di ciò che viene
escluso o tralasciato da ciascuna delle due parti, nella loro modalità
peculiare di dare un ordine agli eventi. La verità si crea nel contesto di un
nuovo ordinamento che sappia cogliere ed includere ciò che è stato
precedentemente tralasciato da entrambe le parti. Il seguente esempio potrà
forse essere utile: immaginiamo che una paziente sia cresciuta in una famiglia
con una visione del mondo netta, e che in età adulta rifiuti tale visione e ne
assuma una diversa, suscitando veemente disapprovazione della sua famiglia.
Questa paziente potrà aderire alternativamente a una delle due seguenti
asserzioni, a proposito della rispettiva concezione del mondo: o lei è nel
giusto e la famiglia nel torto, oppure è lei che sbaglia e i suoi familiari
hanno ragione. Chiunque fosse nel torto, dovrebbe rinunciare alla propria
prospettiva e adottare quella della controparte. In questo caso, da un punto di
vista formale, il compito dl terapeuta sarebbe quella di aiutare la paziente ad
esaminare onestamente quelle delle due posizioni sia più vicina al vero, e
quali siano le ragioni che le impediscono di accettare la verità, o la paziente
sta adottando uno stile di pensiero disfunzionale e dovrebbe perciò modificarlo
o al contrario, vede le cose correttamente e ha bisogno di sentirsi validata e
di essere aiutata a credere di più in se stessa.
Un pensiero relativistico, in questo caso, partirebbe dal presupposto che nessuna delle due visioni del mondo è in sé giusta o sbagliata. In tal caso, l'obiettivo della terapia sarebbe quello di aiutare la paziente a scegliere la prospettiva a lei più utile. L'intervento terapeutico potrebbe concentrarsi sulla sua difficoltà ad assumersi al responsabilità del proprio punto di vista e del suo disfunzionale bisogno che gli altri siano d'accordo con lei o decidano in sua vece.
Un pensiero relativistico, in questo caso, partirebbe dal presupposto che nessuna delle due visioni del mondo è in sé giusta o sbagliata. In tal caso, l'obiettivo della terapia sarebbe quello di aiutare la paziente a scegliere la prospettiva a lei più utile. L'intervento terapeutico potrebbe concentrarsi sulla sua difficoltà ad assumersi al responsabilità del proprio punto di vista e del suo disfunzionale bisogno che gli altri siano d'accordo con lei o decidano in sua vece.
Un terapeuta di orientamento dialettico, invece,
cercherebbe di aiutarla ad identificare i possibili fattori che, nel corso del
tempo, possono aver determinato la sua visione del mondo, e ad analizzare come
i suoi comportamenti abbiano, a loro volta influito sul punto di vista dei
familiari e delle altre persone con le quali ella interagisce. La terapia in
questo caso, sarebbe centrata sulla ricerca e la scoperta degli eventuali
fattori che possano aver ostacolato l'ulteriore processo di sviluppo e
cambiamento, nonché sulla modalità attraverso le quali la visione del mondo dei
familiari si è anch'essa evoluta nel tempo, e sui fattori che ne impediscono ulteriori
modificazioni. Il terapeuta potrebbe guidare la paziente verso al ricerca delle
modalità attraverso le quali ciascuna delle due visioni del mondo sia aggiunge
e consegue all'altra, il che suggerisce la possibilità di contemplare una
visione del mondo senza necessariamente invalidare il proprio punto di vista. [Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline, M. m. Linehan]
venerdì 1 agosto 2014
Attraversare la fantasia sociale: l'ideologia antisemita.
La
debolezza cruciale dei lavori "post-strutturalisti"
dedicati fino ad oggi alla critica dell'ideologia, consiste nel fatto
che essi si sono limitati ad analizzare l'efficienza di una ideologia
esclusivamente attraverso il meccanismo dell'identificazione
immaginaria e simbolica. Infatti a prima vista potrebbe sembrare che
ciò che è attinente ad un'analisi dell'ideologia è soltanto il
modo in cui essa funziona nel discorso, il modo in cui la serie di
significati fluttuanti (democrazia, libertà, femminismo etc.) viene
totalizzata, trasformata in un campo unificato mediante l'intervento
di certi punti nodali (comunismo, liberismo etc.). Ma il caso del cosiddetto "totalitarismo"
dimostra ciò che vale per ogni ideologia, per l'ideologia in quanto
tale: ultimo sostegno dell'effetto ideologico, del modo in cui un
significato ideologico di significanti ci domina è il nucleo
insensato e preideologico di godimento.
Nell'ideologia non è quindi tutto ideologia, ma anche un surplus che è ultimo supporto dell'ideologia stessa.
Nell'ideologia non è quindi tutto ideologia, ma anche un surplus che è ultimo supporto dell'ideologia stessa.
Ecco
perché possiamo affermare che esistono due pressi complementari di
critica dell'ideologia:
-
Una è discorsiva, la lettura sintomale del testo ideologico che
produce la decostruzione dell'esperienza spontanea del suo
significato, cioè dimostra come un dato campo ideologico sia il
risultato di un montaggio di significati fluttuanti eterogenei e
della loro totalizzazione mediante l'intervento di certi punti
nodali.
-
L'altra mira ad estrarre il nucleo di godimento, ad articolare il
modo in cui un'ideologia implica manipola, produce un godimento
pre-ideologico strutturato nella fantasia.
Prendiamo
l'incarnazione dell'ideologia in quanto tale: l'antisemitismo. A
livello dell'analisi del discorso, non è difficile articolare il
sistema di sovra-determinazione simbolica investito nella figura
dell'ebreo. per prima cosa c'è lo spostamento, il trucco di base
dell'antisemitismo è di spostare l'antagonismo sociale su un
antagonismo tra il corpo sociale sano, e un esterno, l'ebreo quale
forza che lo corrode. Perciò non è la società in sé che è
impossibile, basata sull'antagonismo, al fonte della corruzione viene
individuata in un essere particolare, l'ebreo. Questo spostamento è
reso possibile dall'associazione tra ebrei e relazioni finanziarie:
la fronte dello sfruttamento e dell'antagonismo di classe viene
individuata non nel rapporto di produzione tra classe lavoratrice e
classe dirigente, ma nel rapporto tra le forze produttive e i
commercianti che sfruttano le classi produttive, sostituendo alla
cooperazione organica la lotta di classe. La figura dell'ebreo è un
sintomo nel senso di un messaggio in codice, cifrato, una
rappresentazione deformata dell'antagonismo sociale: smontando lavoro
di spostamento/condensazione possiamo determinarne il significato.
Ma
questa spiegazione non basta a spiegare come la figura dell'ebreo
catturi il nostro desiderio, ossia come l'ebreo entra nella cornice
della fantasia che struttura il nostro godimento. La fantasia è
sostanzialmente uno scenario che riempe lo spazio vuoto di una
fondamentale impossibilità, uno schermo che maschera il vuoto. Dietro di essa non c'è nulla e che questo nulla terrifico è proprio
ciò che questa fantasia maschera. Ora è chiaro come possiamo usare
questa nozione di fantasia nel campo della vera e propria ideologia:
anche qui non esiste alcun rapporto di classe, la società
è sempre attraversata da una frattura antagonistica che non può
essere integrata nell'ordine simbolico. La scommessa della fantasia
socio-ideologica è quella di costruire una visione della società che
davvero esista, una società che non sia fratturata da una divisione
antagonistica, una società in cui il rapporto tra le sue parti sia
organico, complementare. Come possiamo allora rendere conto della
distanza tra questa visione e la società effettivamente divisa dalle
lotte antagonistiche? La risposta è, ovviamente, l'ebreo: un
elemento esterno, un corpo estraneo che introduce la corruzione del "sano" tessuto sociale. In breve, l'ebreo è un feticcio che al
contempo nega e incarna l'impossibilità strutturale della società, è
come se la figura dell'ebreo questa impossibilità avesse acquistato
un'esistenza concreta, palpabile, ragion per cui esso segna
l'eruzione del godimento nel campo sociale. L'ebreo diviene il mezzo
per il fascismo di rendere conto della propria impossibilità, di
rappresentare, la propria impossibilità: nella sua presenza concreta
egli è solo l'incarnazione della definita impossibilità del
progetto totalitario, del suo limite immanente. L'intera ideologia
fascista è strutturata come una lotta contro l'elemento che prende
il posto dell'immanente impossibilità del progetto fascista stesso;
l'ebreo non è che l'incarnazione feticista di un certo blocco
fondamentale.
Perciò
la critica dell'ideologia deve invertire il nesso di causalità
percepito dalla sguardo totalitario: lungi dall'essere la causa
positiva dell'antagonismo sociale, l'ebreo non è che l'incarnazione
di un certo blocco, dell'impossibilità che impedisce alla società
di raggiungere la propria identità piena quale totalità chiusa e
omogenea. Lungi dall'essere la causa positiva della negatività
sociale, l'ebreo è un punto in cui la negatività sociale in quanto
tale assume un'esistenza positiva. In questo modo, riusciamo ad
articolare un'altra formula della prassi fondamentale della critica
dell'ideologia. Individuare in una data costruzione ideologica
l'elemento che al suo interno ne rappresenta l'impossibilità. Non è
l'ebreo che impedisce alla società di raggiungere la sua piena
identità, la sua stessa natura antagonistica; è il suo stesso blocco
immanente che lo impedisce, ed essa proietta questa negatività
interna sulla figura dell'ebreo. Ciò che è escluso dal simbolico (dalla cornice dell'ordine socio-simbolico corporativo) ritorna nel
reale come costruzione paranoica dell'ebreo.
Gli
ebrei rappresentano un sintomo sociale: sono il punto in cui
l'antagonismo sociale immanente assume una forma concreta, il punto
in cui diventa ovvio che la società non funziona, che il meccanismo
sociale scricchiola. Se lo osserviamo attraverso la cornice della fantasia l'ebreo appare come un intruso che porta dall'esterno
disordine, disintegrazione e corruzione dell'edificio sociale. Esso
appare come causa esteriore e concreta la cui eliminazione
permetterebbe di ristabilire ordine, stabilità e identità. Ma
attraversando il fantasma dobbiamo allo stesso tempo identificarci
con il sintomo: dobbiamo riconoscere nelle proprietà attribuite
all'ebreo il prodotto necessario del nostro stesso sistema sociale:
dobbiamo riconoscere negli eccessi attribuiti agli ebrei la verità
su noi stessi. [L'oggetto sublime dell'ideologia, Zizek]
domenica 27 luglio 2014
Dilemmi dialettici del soggetto borderline.
I dilemmi dialettici si possono rappresentare all'interno di un modello a tre dimensioni e due polarità:
1) Vulnerabilità emotiva vs auto invalidazione.
2) passività attiva vs competenza apparente
3) crisi ricorrenti vs inibizione delle emozioni negative.
1) Vulnerabilità emotiva vs auto invalidazione.
2) passività attiva vs competenza apparente
3) crisi ricorrenti vs inibizione delle emozioni negative.
Primo dilemma dialettico: Vulnerabilità
emotiva vs auto invalidazione.
Vulnerabilità emotiva.
Rappresenta una
caratteristica costante del soggetto borderline, espressa in un’elevata sensibilità alle
emozioni, una particolare intensità delle stesse e una loro notevole
persistenza nel tempo. Tale fattori influenzano la persona nella sua totalità,
sia nella gestione dell’espressione delle emozioni, sia nell'impatto che tale
attivazione ha su tutti i comportamenti in atto e sul senso di controllo di
sé.
Autoinvalidazione
Si riferisce alla
tendenza del borderline ad adottare le caratteristiche specifiche dell’ambiente
invalidante. Il paziente tenderà ad invalidare le proprie esperienze affettive,
a osservare gli altri per trarre indicazioni sicure riguardo alle caratteristiche
della realtà esterna e ad ipersemplificare la portata dei problemi della vita
di tutti giorni. L’incapacità di affidarsi alla sua personale percezione della
realtà impedisce lo sviluppo di un senso stabile della propria identità e della
fiducia in se stesso. L’ipersemplifacione delle difficoltà lo porta all'odio di
sé quando fallisce nel raggiungimento dei propri obiettivi.
Il paziente all'interno
della terapia è alla ricerca di una validazione delle sue esperienze emotive
dolorose, ma allo stesso tempo comunica, in relazione ad esse, un malessere che
il terapeuta, in risonanza empatica con la sofferenza del paziente, è tentato
di intervenire per cercare di ridurre il disagio nel minor tempo possibile,
rischiando così di commettere un errore fondamentale, peraltro molto frequente:
egli infatti tenderà a focalizzare il suo intervento sulla modificazione dei vissuti
emotivi dolorosi primari cosa che rappresenta né più né meno l’equivalente di
una invalidazione. Si dovrebbero invece riconoscere e validare le esperienze
interne dolorose del paziente, perché ciò determinerebbe un migliore
contenimento dei vissuti di vergogna ad esse conseguenti.
All'interno di questa
polarità il paziente oscilla quindi su chi debba essere considerato colpevole o
responsabile della sua condizione di disagio: è forse egli stesso cattivo,
malvagio e causa del suo male? Oppure il responsabile è l’ambiente o il destino
avverso?
Nel primo caso il
borderline adotta un atteggiamento invalidante verso se stesso e le proprie esperienze
emotive, ipersemplificando il problema dell’acquisizione del controllo sui
propri comportamenti e sulle proprie emozioni, altre volte riconosce la propria
vulnerabilità colpevolizzando il destino e le leggi dell’universo e ritenendo
che tutto il male che gli capita sia un’ingiustizia che non dovrebbe compiersi.
La pazienza, la
disponibilità ad accettarsi e una maggiore indulgenza verso se stessi, insieme
a graduali tentativi di cambiamento e alla capacità di gestirsi autonomamente e
di prendersi cura di sé rappresenterebbero sia i requisiti necessari sia gli esiti
della sintesi tra vulnerabilità emotiva e l’invalidazione.[Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline, M. m. Linehan].
Secondo dilemma: passività attiva vs competenza apparente.
Secondo dilemma: passività attiva vs competenza apparente.
Passività attiva
Il soggetto borderline tende ad affrontare i problemi e le difficoltà della vita con un atteggiamento passivo e pessimistico con la tendenza a delegare in circostanze di disagio,. L’ambiente e il terapeuta alla soluzione dei propri problemi. La persona cerca attivamente di coinvolgere gli altri nella soluzione delle sue difficoltà manifestandosi passivo nella gestione autonoma dei propri problemi. Solitamente questa tendenza può sviluppare circoli viziosi che conducono all’invalidazione (vedi prima dilemma). Molto spesso l’autovalutazione delle proprie risorse, da parte del paziente non corrisponde al giudizio del terapeuta sulle sue intrinseche e potenziali capacità di gestire e risolvere i problemi.
Competenza apparente
Tale concetto si riferisce ad un'altra peculiare modalità comportamentale del soggetto borderline, che in alcune situazioni appare competente, capace, valido e perfettamente in grado di affrontare con successo i problemi della vita quotidiana, mentre in altri contesti agiscono come se (del tutto inaspettatamente per l’osservatore) queste competenze non fossero mai esistite. Tali differenze possono trovarsi tra il lavoro e una relazione affettiva, o tra le sedute e un altro contesto, oppure tra una seduta e quella successiva. Per giorni, settimane e mesi il soggetto può mostrarsi capace nel gestire i problemi quotidiani per poi attraversare un periodo di crisi nel quale il soggetto torna ad attuare modalità comportamentali disfunzionali e regredisce ad uno stato di intesa disregolazione emozionale. La competenza apparente può ingannare gli altri, inducendoli a ritenere che il borderline disponga di capacità maggiori di quelle che possiede, questa discrepanza non fa altro che perpetuare l’invalidazione ambientale a cui quest’ultimo è sottoposto.
Il dilemma che segue a questa polarità è nella notevole difficoltà nell’autoregolazione delle risposte emotive e dei conseguenti comportamenti; il soggetto borderline ha frequentemente e in qualche modo, imprevedibilmente, bisogno dell’aiuto degli altri. Si sente spesso impotente e disperato, e teme di essere lasciato solo ad affrontare le circostanze e situazioni nelle quali ha già esperito numerosi fallimenti. Privo della possibilità di prevedere le proprie risposte emotive, e incapace di percepirsi come il principale artefice del proprio benessere egli non può che essere fortemente dipendente dal proprio ambiente, per la regolazione degli affetti e dei comportamenti. Allo stesso tempo, però, questa sua condizione di dipendenza, mal tollerata e considerata con una certa diffidenza dall’ambiente sociale è all’origine di un profondo vissuto di vergogna. Egli inoltre, ha imparato a sopprimere le manifestazioni comportamentali legate alla propria mancanza di risorse, e a inibire l’espressione degli affetti dolorosi, questo lo porta, quando possibile, a mostrarsi apparentemente adeguato in un ampia gamma di situazioni. [Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline, M. m. Linehan]
lunedì 23 giugno 2014
Grafo del desiderio
da Zizek, L'oggetto sublime dell'ideologia
Qui abbiamo la rappresentazione del rapporto tra significante e significato. Un'intenzione pre-simbolica (in basso a destra), annoda la catena significante che da S arriva ad S1. Il prodotto, ciò che esce dopo l'interazione pre-simbolica è il soggetto indicato con $.
Importante è comprendere
il carattere retroattivo dell'effetto di significazione
rispetto al significante, ossia che il significato è in ritardo
rispetto alla progressione della catena del significante. I
significanti sono in uno stato fluttuante, magmatico, si
susseguono fino a quando, in un determinato punto in cui l'intenzione penetra
la catena del significante, un certo significante fissa
retroattivamente il senso della catena arrestando lo scivolamento di
senso.
Ad esempio i significanti
come “libertà”, “stato”, “giustizia”, “pace”
assumono un significato, un senso, solo attraverso l'integrazione con
un significante padrone (comunismo). Ad esempio, in questo senso, la
libertà è effettiva solo se supera la libertà formale borghese, la
quale non è che una forma di schiavitù; lo stato è il mezzo che
assicura alla classe dominante le condizione del proprio dominio
etc.. Una ricamatura social democratica, ovviamente produrrebbe
un'articolazione di senso ben differente, quella conservatrice
procederebbe in senso opposto alle precedenti ecc.).
Oltre all'aspetto
retroattivo della significazione, il grafo permette di avere una
rappresentazione del processo di transfert, che appare come il
rovescio del ritardo del significato rispetto alla corrente dei
significanti, esso consiste nell'illusione che il senso di un certo
elemento (fissato retroattivamente dall'intervento del significante
padrone) fosse presente fin dal principio come sua essenza immanente.
Siamo nel transfert quando ci sembra che la vera "libertà" sia per sua
natura opposta alla libertà formale borghese, che "lo stato" sia per
sua natura uno strumento di dominio di classe.
$ = soggetto
i(a) = altro immaginario,
come tu mi vuoi?
A = il grande altro
s(A) = Il senso, il
significato
m = Ego immaginario, come
voglio essere?
I(A) = identificazione
simbolica.
Siamo arrivati alla
seconda declinazione del grafo del desiderio, alla descrizione dei due
punti in cui l'intenzione (in basso a destra) interseca la catena
significante in A e S(A), il grande altro e il significato come sua
funzione. Troviamo A in corrispondenza del “point de capiton”,
in quanto questo fissa il significato degli elementi che lo
procedono: li sottopone retroattivamente ad un codice, che regola i
loro mutui rapporti. Ecco perché il senso è definito da S(A),
funzione di A, ossia è un prodotto retroattivo della ricamatura (ripeto, il significato di "libertà" è definito dal significante "comunismo").
In basso a destra troviamo il soggetto a causa dell'effetto di retroversione, l'illusione transferenziale che fa si che il soggetto diventi in ogni fase quello che già sempre era, un effetto retroattivo viene vissuto come qualcosa che era così fin dal principio. L'I(A) la troviamo in basso a sinistra, e rappresenta l'identificazione del soggetto con una qualche caratteristica o tratto significante (I) nel grande altro, nell'ordine simbolico. Questa identificazione simbolica deve essere distinta dall'identificazione immaginaria che troviamo nell'asse che collega l'ego immaginario (m) e il suo altro immaginario i(a).
In basso a destra troviamo il soggetto a causa dell'effetto di retroversione, l'illusione transferenziale che fa si che il soggetto diventi in ogni fase quello che già sempre era, un effetto retroattivo viene vissuto come qualcosa che era così fin dal principio. L'I(A) la troviamo in basso a sinistra, e rappresenta l'identificazione del soggetto con una qualche caratteristica o tratto significante (I) nel grande altro, nell'ordine simbolico. Questa identificazione simbolica deve essere distinta dall'identificazione immaginaria che troviamo nell'asse che collega l'ego immaginario (m) e il suo altro immaginario i(a).
Approfondendo questo
nuovo livello del grafico, si può dire che l'identificazione
immaginaria è l'identificazione con l'immagine che vorremmo dare di
noi, il modo in cui desideriamo essere, mentre l'identificazione
simbolica è l'identificazione con il luogo stesso da cui veniamo
osservati o da cui guardiamo noi stessi in modo da apparire come
desidereremmo essere, degni d'amore.
Procedendo oltre, nella
definizione del grafo del desiderio troviamo altri due elementi:
d che rappresenta il
desiderio
($ ◊
a) che rappresenta la formula della fantasia
Quindi
nell'interpellanza con l'altro, il soggetto si costruisce una
immagine ideale di sé (quello che vuole essere) a partire dalla
richiesta dell'altro (come tu mi vuoi), ma da questo processo rimane
uno scarto indicato dalla domanda “che vuoi?” che segna il
persistere di una differenza tra locuzione (quello che viene detto) e
illocuzione (quello che si voleva raggiungere attraverso quella
affermazione). Alla fine di questa questione, questo interrogativo
del desiderio dell'altro, troviamo la formula della fantasia che sta
ad indicare come la fantasia sia una risposta alla breccia aperta
dalla domanda “che vuoi?”. La fantasia funge così da
costruzione, da scenario immaginario che riempe il vuoto, l'apertura
del desiderio dell'Altro: fornendo una precisa risposta alla domanda
ci permette di fuggire all'insostenibile impasse in cui l'Alto vuole
qualcosa da noi, mentre noi siamo incapaci di tradurre questo
desiderio dell'altro in un'interpellanza positiva, in un mandato in
cui identificarci.
La fantasia appare allora come una risposta al "che vuoi?", una risposta all'insostenibile enigma del desiderio dell'Altro, alla lacuna nell'Altro. Al contempo, essa fornisce le coordinate dl nostro desiderio, costruisce cioè la struttura che permette di desiderare qualcosa. Viceversa dalla nozione abituale di fantasia, intesa come soddisfazione del desiderio, in questa accezione nella sua scena, il desiderio non è appagato, soddisfatto, ma costituito (gli vengono dai i suoi oggetti): mediante la fantasia impariamo "come desiderare". La fantasia in questo modo arriva ad essere la struttura che coordina il nostro desiderio, e contemporaneamente una difesa dal "che vuoi?", uno schermo che cela il divario, l'abisso del desiderio dell'Altro.
In questo modo la massima dell'etica psicoanalitica nella formulazione di Lacan ("non cedere sl proprio desiderio") coincide con il momento conclusivo del trattamento psicoanalitico, la traversata del fantasma: il desiderio sul quale non dobbiamo cedere non è il desiderio sostenuto dalla fantasia, ma il desiderio dell'altro oltre la fantasia. Non cedere sul proprio desiderio comporta una rinuncia radicale a tutta la ricchezza del desiderio basato su scenari fantasmatici. Nel processo psicoanalitico, questo desiderio dell'altro assume la forma del desiderio dell'analista: il paziente tenta inizialmente di sfuggire all'abisso per mezzo del transfert, cioè offrendosi come oggetto dell'amore dell'analista; lo scioglimento del transfert ha luogo quando il paziente rinuncia a riempire il vuoto, la lacuna dell'Altro.
Abbiamo quindi raggiunto la quarta, ultima e completa forma del grafo del desiderio, dal momento ciò che viene aggiunto in quest'ultima forma è un nuovo vettore di godimento (jouissance) che interseca il vettore del desiderio simbolicamente strutturato.
Il grafo completo è diviso in due parti, che possono essere indicate come il livello del senso e il livello del godimento. Il problema dl nuovo livello aggiunto è che cosa succede quando il campo stesso dell'ordine del significante, del grande Altro, viene perforato, penetrato da un flusso pre-simbolico (reale di godimento"; che cosa succede quando la sostanza pre-simbolica, il corpo in quanto godimento materializzato, incarnato, rimane intrappolato nella rete del significante.
Fil trato attraverso il setaccio del significante, il corpo è sottoposto a castrazione, il godimento è evacuato da esso, il corpo sopravvive ma smembrato, mortificato. L'ordine del significante (il grande altro) e quello del godimento (la cosa come sua incarnazione) sono radicalmente eterogenei, incompatibili, ogni accordo tra gli stessi è strutturalmente impossibile.
In corrispondenza del primo punto di intersezione tra godimento e significante, S(A\) troviamo il significante della lacuna nell'altro, non appena il campo del significante è penetrato dal godimento diviene inconsistente; il godimento è cioè che non può essere simbolizzato, la sua presenza nel campo del significante può essere rilevata solo mediante i buchi e le incongruenze di questo campo. Il solo significante possibile di godimento è il significante della sua inconsistenza. Oggi è luogo comune affermare che il soggetto lacaniano è un soggetto barrato, identico ad una lacuna nella catena significante. La dimensione radicale della della teoria lacaniana è la definizione del grande Altro, l'ordine simbolico stesso, come di qualcosa di barrato, costruito intorno ad una centrala lacuna, solo così il soggetto può essere separato dall'Altro, che l'Altro stesso la risposta finale non ce l'ha, è in se stesso bloccato, desiderante, che c'è anche un desiderio dell'Altro. Questa lacuna nell'altro, concede così al soggetto lo spazio per respirare, gli consente di evitare l'alienazione totale nel significante, non riempendo questa lacuna, ma identificando se stesso, la propria lacuna, con la lacuna nell'altro.
Leggendo il primo vettore che dall'alto a sinistra procede discendente per prima cosa abbiamo S(A/), il segno della lacuna nell'Altro, dell'inconsistenza dell'ordine simbolico quand'esso viene penetrato dal godimento, poi abbiamo $<>A che corrisponde alla formula della fantasia, schermo che occulta questa inconsistenza, infine abbiamo s(A) l'effetto della significazione in quanto dominato dalla fantasia, fantasia che costituisce così la struttura mediante la quale facciamo esperienza del mondo come qualcosa di coerente e pieno di significato.
Da ultimo occorre chiarire perché troviamo sulla destra nell'intersezione tra godimento e significante, la formula della pulsione $<>D. Abbiamo già detto che il significante smembra il corpo, che evacua il godimento dal corpo, ma tale evacuazione non è mai pienamente compiuta; sparsi attorno al deserto dell?Altro simbolico ci sono sempre dei residui, oasi di godimento, le cosiddette zone erogene, frammenti ancora penetrati dal godimento, ed è proprioa questi resti che si lega la pulsione freudiana. Queste zone sono indicate con D (richiesta simnboli) perché in esse non c'è nulla di naturale o biologico, quale parte del corpo sarà risparmiata dall'evacuazione del godimento è determinato non dalla fisiologia ma dal modo in cui il corpo è stato sezionato mediante il significante, come confermato da quei sintomi isterici in cui le parti del corpo da cui il godimento è normalmente evacuato si erotizzano nuovamente. Occorre correre il rischio di leggere $<>D in modo retroattivo a partire dal tardo sviluppo teorico di Lacan, come la formula del sinthome: una particolare formulazione significante che è permeata dal godimento, cioè l'impossibile incrocio di godimento e significante. Una tale interpretazione ci fornisce una chiave di lettura per il livello sovrastante, per il riquadro superiore del grafo nella sua opposizione al riquadro inferiore: invece dell'identificazione immaginaria (la relazione tra ego immaginario e la sua immagine costitutiva, il suo ego ideale) abbiamo qui il desiderio (d) sostenuto dalla fantasia $<>A; la funzione della fantasia è di riempire l'apertura nell'Altro, di celarne l'inconsistenza, come quando la seducente presenza di uno scenario sessuale maschera l'impossibilità della relazione sessuale. La fantasia nasconde il fatto che l'altro, l'ordine simbolico, è strutturato intorno ad una qualche impossibilità traumatica, attorno a qualcosa che non può essere simbolizzato, cioè il reale del godimento, mediante la fantasia, il godimento è addomesticato.
(continua)
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